Tuesday, March 29, 2011

Involtini di verza e pane

In quanti modi si può dire...verza? La verza è un ortaggio invernale molto versatile, occupa un posto di grande rilievo, sia come contorno
che come ingrediente comprimario in minestre, piatti unici e secondi piatti. Quest’ortaggio ha origini nel bacino del Mediterraneo e, nell’antica Roma, veniva consumato prima dei banchetti per favorire l’assorbimento dell’alcool da parte dell’organismo. E' un ortaggio che contiene poche calorie, pochissimi grassi e vanta un buon potere saziante, il che lo rende un alimento particolarmente indicato nelle diete ipocaloriche.
Questo secondo che vi propongo oggi è solo uno dei tantissimi modi di interpretare questo ortaggio:


Ingredienti:
12 foglie di verza
150 gr di pane
2 patate
70 grammi di parmigiano
2 uova
uno spicchio d'aglio
prezzemolo
olio d'oliva q.b.
sale, pepe

Scottate le foglie di verza in acqua bollente salata, poi fatele raffreddare. Lessate le patate intere, una volta cotte spellatele e schiacciatele con lo schiacciapatate.
Frullate il pane con l'aglio, il prezzemolo, il formaggio, sale, pepe e l'olio (foto 1 e 2); incorporate le uova (foto 3)e le patate, se necessario, ammorbidite con poco latte. Farcite con il composto le foglie di verza, formate degli involtini e legateli (foto 4). Ungete una teglia con poco olio, adagiatevi gli involtini, mettete un filo d'olio, cospargete il formaggio grattugiato (foto 5) ed infornate a 180° per 30 minuti, o fino a quando saranno dorati in superfice (foto 6).
Buon appetito!

Savoy cabbage and bread rolls

In how many ways can you say ... savoy cabbage? The savoy cabbage is a very versatile winter vegetable, it occupies a prominent place, both as a side dish and as a supporting ingredient in soups, single courses and main dishes. This vegetable originated in the Mediterranean basin and in ancient Rome, it was eaten before banqueting in order to facilitate the body' absorption of alcohol. It's a low calories vegetable, it contains very little fat and boasts a good filling power, which makes it particularly suitable for low-calorie diets.
 Today main course is just one of many ways to interpret this vegetable:


 Ingredients:
 Cabbage leaves 12
 Bread 150 g (1/3 pound)
 Potatoes 2
 Parmesan cheese 70 g (2.5 oz)
 Eggs 2
 A clove of garlic
 A sprig of parsley
 Olive oil to taste
 Salt and pepper to taste

Parboil the savoy cabbage leaves in boiling salted water, then leave them to cool. Boil the whole potatoes, once they're cooked peel them and mash them with a potato masher.
 Blend the bread with the garlic, the parsley, the cheese, salt, pepper and the oil (pictures 1 and 2); mix in the eggs (picture 3) and the mashed potatoes, soften with a little milk if necessary. Stuff the savoy cabbage leaves with the mixture forming roulades and bundle up (picture 4). Oil a baking pan, place the cabbage rolls in it, put a drizzle of oil, sprinkle with grated cheese (picture 5) and bake at 180° C (350° F) for 30 minutes, or until they are golden brown (picture 6).
Bon appetit!

Thursday, March 24, 2011

Torta Saint Honoré

La torta Saint Honoré è una torta che prende il nome dal santo patrono dei pasticceri francesi Saint Honoré o Honoratus (monaco benedettino vescovo di Amiens nel VI o VII secolo). Si racconta che sia stato un pasticcere parigino di nome Chiboust a creare, nel 1846, il dolce nella sua pasticceria parigina, situata in rue Saint Honoré.
Originariamente il dolce consiste di una base di pasta biscotto, guarnita nella sua parte esterna da una serie di pasta da choux, attaccati alla base della torta con caramello o panna. La parte centrale del dolce è invece guarnita con una crema pasticcera resa più densa dall'aggiunta di albumi montati a neve, la cosidetta crema chiboust per l'appunto.
Oggi, in Italia, vi sono vari tipi di torte, anche torte gelato, che hanno un aspetto decorativo simile alla Saint Honoré, per cui vengono erroneamente definite torte Saint Honorè. Probabilmente questo accade grazie al suo suggestivo aspetto decorativo, che si adatta a qualsiasi tipo di festeggiamento. Quella che vi propongo oggi ne è un esempio ed è preparata con pan di spagna e crema diplomatica.


Ingredienti:

Per i bignè (in alternativa potete comprare quelli già pronti e solo da riempire)
250 ml di acqua
60 gr di burro o 50 di sugna
125 gr di farina
3 uova
Un pizzico di sale
Un bicchierino di liquore strega (facoltativo)

Per il pan di spagna
4 uova
160 zucchero
170 farina
buccia di un limone
1 bustina di vanillina
½ bustina di lievito

Per la bagna
300 ml di acqua
130 gr di zucchero
1 bicchierino di liquore strega (oppure liquore tipo Cointreau, limoncello o di vostro piacere)
buccia di un limone

Per la crema
4 tuorli
400 di zucchero
140 di farina
1 lt di latte
buccia di un limone o arancia
500 ml di panna da montare
2 cucchiai di cacao amaro
Preparate i bignè portando a bollore l’acqua con un pizzico di sale e il burro che deve sciogliersi completamente prima che l’acqua raggiunga il bollore. Appena raggiunta l’ebollizione, incorporate la farina tutta in una volta  dopo aver abbassato la fiamma e, mescolando energicamente, otterrete un composto denso e colloso; continuate a mescolare finchè la “polentina” si stacca dalle pareti della casseruola con un leggero sfrigolio, come se friggesse. Allargate l’impasto su un piatto o un tavolo di marmo per farlo raffreddare dopodichè aggiungete le uova, uno alla volta, facendole  amalgamare perfettamente e il liquore. Versare l’impasto in una tasca di tela, con bocchetta a scelta, e formare i cosidetti ciuffetti. Attenzione alla cottura dalla quale dipende la buona riuscita dei bignè: il forno deve essere caldo a 190° x 20’. Accertarsi della perfetta cottura aprendo un bignè, solo se risulta vuoto e asciutto internamente la cottura è ultimata. Prima di farcirli lasciate raffreddare i dolcini completamente.
Preparate il pan di spagna: In una ciotola montate le uova con un pizzico di sale fino a formare una cremina, aggiungete lo zucchero, la scorza grattugiata del limone e a poco a poco la farina setacciata, infine aggiungete il lievito setacciato. Versate il composto in una teglia di 26 cm di diametro, imburrata e infarinata e cuocete in forno preriscaldato a 170° per circa 30 minuti. Sfornate la torta e lasciatela raffreddare (foto 1).
Preparate la crema: mischiate lo zucchero con la farina, sbattete leggermente i tuorli e sempre mescolando con un cucchiaio di legno aggiungete a cucchiaiate il miscuglio di zucchero e farina, se diventa troppo duro aggiungete un goccio di latte tiepido prima di continuare.
Quando avrete incorporato tutto lo zucchero aggiungete il restante latte, trasferite il tutto in una pentola, aggiungete la buccia di limone e portate ad ebollizione a fiamma dolce sempre mescolando, fate sobbollire per qualche minuto spegnete e togliete la scorza del limone altrimenti la crema prenderà un sapore amaro.Lasciatela raffreddare girandola di tanto in tanto per non far formare la crosticina in superfice.
Montate la panna, tenetene da parte in frigo 4 cucchiai per guarnire ed aggiungete la restante alla crema fredda mescolando delicatamente dal basso verso l'alto.
Preparate la bagna: In un pentolino sul fuoco mettete l'acqua con lo zucchero e la scorza di limone, mescolate e fate bollire appena, togliete dal fuoco e unite il liquore scelto. Lasciate raffreddare.
Componete la torta: riempite i bignè con la crema, aiutandovi con una siringa per dolci. Prendete il pan di spagna e tagliatelo in 2 dischi. Mettete un disco su di una tortiera e bagnatelo con la bagna preparata. Spalmate una parte della crema e livellate con una spatola, chiudete con l'altro disco di pan di spagna, spruzzate con la bagna preparata e spalmate la torta ed i bordi laterali con la crema rimanente, tenetene da parte 10-12 cucchiai per guarnire. Cospargete il bordo della torta con la granella di nocciole, (oppure con i pavesini sbriciolati) aiutandovi con una spatola o con la mano. Disponete a corona i bignè sulla torta, lasciando un piccolo spazio tra l'uno e l'altro. Prendete i quattro cucchiai di panna dal frigo e con l'aiuto di una sac a poche con beccuccio a stella formate dei ciuffetti negli spazi tra i bignè. Mettete in una ciotola 5-6 cucchiai di crema e aggiungete 2 cucchiai di cacao amaro setacciato, mescolate delicatamente fino ad incorporarlo bene. Sempre aiutandovi con una sac a poche con beccuccio a stella, decorate la torta alternando ciuffetti di crema al cacao con quelli di crema (vedi foto 2). Mettete la torta in frigo fino al momento di servire.
Buon appetito!

Saint Honoré cake

St. Honoré Cake is named for the French patron saint of bakers and pastry chefs, Saint Honoré or Honoratus (d. 600 AD), bishop of Amiens.
It is said that it was created in 1846 by a Parisian pastry chef named Chiboust, who created this cake in his Parisian patisserie, located on Rue Saint Honoré.
 Originally, the cake consists of a base of biscuit paste, garnished, in its outer part, by a series of èclairs, attached to the base of the cake with caramel or whipped cream. The central part of the cake is decorated with a custard cream thickened by the addition of beated egg whites, the so-called chiboust cream precisely. Nowdays, in Italy, there are various types of cakes, even an ice cream version, which looks similar to Saint Honoré. These cakes are wrongly defined Saint Honoré. This probably happens due to its decorative appearance, which is suitable for any type of celebration. What I propose today is an example of it and is made with sponge cake and cream.


Ingredients:

For the éclair (as an alternative you can buy ready-made éclairs)
Water 250 ml (8 and 1/2 fluid ounces)
Butter 60 g (1/4 cup) or Lard 50 gr (3 tbsp)
Flour 125 g (4.4 oz)
Eggs 3
a pinch of salt
a small glass of Strega liqueur to taste

For the sponge cake
Flour 170 g (1 and 1/2 cup)
Sugar 160 g (3/4 cup and 1 tbsp)
4 eggs 
1 Vanillin sachet
1 Lemon peel 
A teaspoon of baking powder

To sprinkle the sponge cake 
Water 300 ml (10 fl oz)
Sugar 130 g (2/3 cup)
1 liqueur glass of Strega liqueur (or other preferred liqueur such as Cointreau, limoncello etc.)
1 Lemon peel 

For the custard
Milk 1 lt (4 and 1/4 cups)
Egg yolks 4
Sugar 400 g (2 cups)
Flour 140 g (1 and 1/4 cup)
Lemon or orange peel 1
Whipping cream 500 ml (2 and 1/8 cup)
Unsweetened cocoa powder 2 tablespoons
Prepare the éclairs: bring water with a pinch of salt and the butter to the boil, the butter should be completely melted before the water reaches the boil. As soon as it comes to the boil,lower the heat and add all at once the flour stirring vigorously, you will get a thick and sticky mixture, keep stirring until it sizzle and comes off from the sides of the stewpan. Lay out the mixture on a plate or a marble table and leave it to cool, then mix the eggs one at a time and in the end add the liqueur. Pour the mixture into a pastry bag with star shaped nozzle, and make the so-called tufts. Pay attention to the cooking, it will determine the success of choux: Bake in preheated oven at 190 degrees Celsius (375° Fahrenheit) for 20 minutes. To be sure of the perfect cooking, open a choux, only if the inside is empty and dry the cooking is completed. Leave them to cool before filling.
Prepare the sponge cake: Beat the eggs with the sugar, add the grated lemon rind, the vanillin and gradually the sifted flour, at last add the baking powder. Pour the mixture into a 26 cm (10-inch) in diameter pie dish greased with butter and floured, bake it in preheated oven at 170° C (335° F) for about 30 minutes. Once cooked, take it out of the oven and leave it to cool (picture 1).
Prepare the custard cream: mix the sugar with the flour, whisk the egg yolk and stirring constantly with a wooden spoon, add spoonfuls of sugar and flour mixture, if it becomes too stiff, add a dash of warm milk before continuing.
 When you have worked in all the sugar and flour mixture, add the remaining milk, add the lemon peel and bring it to the boil over medium heat constantly stirring with a wooden spoon, make it simmer for a few minutes then turn off the heat and remove the lemon peel otherwise the cream will have a bitter taste. Let it cool down stirring from time to time to avoid the forming of a crust on the surface.
Whip the whipping cream untill stiff, keep 5 tablespoons aside to decorate and put them in the fridge, and stirring from the bottom to the top with a wooden spoon, mix the remaining whipped cream in the custard cream.
Prepare the liqueur syrup: Put the water, the sugar and the lemon rind in a small saucepan and put in on the burner, stir and bring it to the boil, remove from heat and add the chosen liqueur. Leave it to cool.
Assemble the cake: Fill the èclairs with the aid of a pastry bag with thin and round shaped nozzle. Cut the sponge cake into 2 discs. Place one disk on a cake tin and sprinkle it with the previously prepared liqueur syrup, then spread with part of the cream and even it out with a palette knife. Put the other cake disk on top, sprinkle it with the syrup and spread the cake with the remaining cream, keep 10-12 tablespoons aside to garnish. Sprinkle the edge of the cake with chopped hazelnuts (or with crumbled Pavesini biscuits) by using a palette knife or with the hand. On top of the cake, form a crown with the èclairs leaving a small space between them. Take the four tablespoons of whipped cream from the fridge and, with the aid of a pastry bag with star shaped nozzle, make cream tufts in the spaces between the èclairs. Put 5-6 tablespoons of cream in a mixing bowl and mix in 2 tablespoons of sifted cocoa powder. Still using a pastry bag with star shaped nozzle, decorate the cake alternating chocolate cream tufts and cream tufts (as shown in picture 2). Put the cake in the refrigerator until ready to serve.
Bon appetit!

Saturday, March 19, 2011

Zeppole di San Giuseppe al forno

Oggi è la festa del papà ed è anche il giorno di San Giuseppe, il protettore dei falegnami e dei friggitori, per questo motivo in alcune regioni dell'Italia centro-meridionale è tradizione mangiare le famose zeppole di San Giuseppe. Il dolce ha origini antichissime quando, nell'antica Roma il 17 marzo, si celebravano le "Liberalia", che erano le feste in onore delle divinità del vino e del grano. In onore di Sileno, compagno di cozzoviglie e precettore di Bacco, si beveva tantissimo vino e si friggevano delle frittelle di frumento nello strutto bollente. Le zeppole di San Giuseppe non sono altro che le discendenti di quelle frittele. La prima zeppola di San Giuseppe messa su carta, fu riportata nel 1837 su un manuale di cucina dal celebre gastronomo napoletano Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino. Sembrerebbe invece che, la zeppola di San Giuseppe nella sua versione attuale, sia opera dell'oste napoletano Pasquale Pintauro, l'inventore della sfogliatella, il quale, ha rivisitato le antiche frittelle romane arricchendone l'impasto di uova, strutto e aromi vari, procedendo poi alla doppia frittura prima nell'olio e poi nello strutto. Da allora, in occasione della festa del papà, sulle tavole napoletane non può mancare la zeppola di San Giuseppe, che è un dolce fritto o al forno arricchito con crema pasticcera e marmellata d’amarene. Io personalmente preferisco quelle al forno che sono meno caloriche, ma se proprio volete farvi male quelle fritte sono anche meglio:

Ingredienti:

Impasto per 30 zeppole
500 ml di acqua
300 gr di farina
150 gr di burro
sale
8 uova
1 cucchiao di liquore Strega o Limncello o Grappa

Per la crema
1 lt di latte
4 tuorli
500 gr di zucchero
140 gr di farina
1 buccia di limone

Per guarnire
100 gr di zucchero a velo
Amarene sciroppate oppure ciliege candite



Preparate l'impasto delle zeppole:
Portate a bollore l’acqua con un pizzico di sale e il burro (foto 1) che deve sciogliersi completamente prima che l’acqua raggiunga il bollore. Appena raggiunta l’ebollizione, incorporate la farina tutta in una volta  dopo aver abbassato la fiamma e, mescolando energicamente, otterrete un composto denso e colloso; continuate a mescolare finchè la “polentina” si stacca dalle pareti della casseruola con un leggero sfrigolio (foto 2), come se friggesse. Allargate l’impasto su un piatto o un tavolo di marmo per farlo raffreddare (foto 3) dopodichè aggiungete le uova, uno alla volta (foto 4), facendole  amalgamare perfettamente (foto 5) e il liquore(foto 6). Coprite una teglia con carta da forno, versate l’impasto in una sacca da pasticcere con bocchetta a stella e formate, tanti dischetti, ben distanziati, di pasta del diametro di 6 cm con un movimento a spirale, sovrapponendo un anello di pasta solo sul lato esterno come per formare una scodellina (foto 7).  Preriscaldate il forno a 190° c e infornate le zeppole per 20 min. Accertarsi della perfetta cottura aprendone una, solo se risulta vuota e asciutta internamente (foto 9) la cottura è ultimata (foto 8). Lasciate raffreddare completamente prima di farcirle, è preferibile lasciarle riposare una notte.
Preparate la crema: mischiate lo zucchero con la farina, sbattete leggermente i tuorli e sempre mescolando con un cucchiaio di legno aggiungete a cucchiaiate il miscuglio di zucchero e farina, se diventa troppo duro aggiungete un goccio di latte tiepido prima di continuare.
Quando avrete incorporato tutto lo zucchero aggiungete il restante latte, trasferite il tutto in una pentola, aggiungete la buccia di limone e portate ad ebollizione a fiamma dolce sempre mescolando, fate sobbollire per qualche minuto spegnete e togliete la scorza del limone altrimenti la crema prenderà un sapore amaro.Lasciatela raffreddare girandola di tanto in tanto per non far formare la crosticina in superfice.
Prendete le zeppole e, con un coltello, fate un piccolo taglietto laterale (foto 9), poi farcitele mettendo in ognuna due cucchiaini di crema pasticcera (foto 10).
Quando avrete riempito tutte le zeppole preparate la glassa: Mettete lo zucchero a velo in una ciotolina e unite 2 cucchiai di acqua. Mescolate e controllate se serve aggiungere altra acqua, la consistenza giusta è quasi cremosa e non liquida. Aiutandovi con un pennello da cucina, spennellate la glassa sulla superfice delle zeppole formando un cerchio (foto 11), mettete un po di crema in una sac a poche e fate dei ciuffetti di crema al centro (foto 12), per finire mettete un’amarena su ogni ciuffetto di crema.
Buon appetito!

Baked St. Joseph zeppole (doughnuts)

Today is Father's Day and is also St. Joseph's Day, the patron of carpenters and fryers, this is the reason why in some central and southern regions of Italy, it's traditional to eat the famous Saint Joseph's doughnuts. This dessert has ancient origins, it dates back to ancient Rome, when on March 17th they celebrated the "Liberalia" which were the celebrations in honour of wine and wheat divinity. They were used to drank a lot of wine and ate wheat pancakes fried in boiling lard, in honor of Sileno, who was Bacco's break buddy and also his tutor. St. Joseph's zeppole (doughnuts) descend from those pancakes. The first written St. Joseph's zeppola was reported in 1837 on a cookbook by the famous Neapolitan gastronome Ippolito Cavalcanti, Duke of Buonvicino. It would rather appear that the current version of St. Joseph's zeppole is the work of the Neapolitan host Pasquale Pintauro, the sfogliatella inventor, who revisited the ancient Roman pancakes enriching their mixture with eggs, lard and several aromas, proceeding, then, to a double frying, the first in boiling oil and the second in boiling lard. Since then, on the occasion of Father's Day, on Neapolitan people tables cannot be missing St. Joseph's zeppole, which is a fried or a baked dessert enriched with custard and sour cherry jam. Personally, I prefer the baked ones, which are less caloric, but if you really want to hurt yourself the fried ones are even better:

Ingredients:

For about 30 zeppole
Water 500 ml (17 fl oz)
Flour 300 g (2/3 pound)
Butter 150 g (1/3 pound)
a pinch of salt
Eggs 8
Strega liqueur 1 tablespoon (or Limncello or Grappa)

For the custard
Milk 1 lt (4 and 1/4 cups)
Egg yolks 4
Sugar 500 g (18 oz)
Flour 140 g (5 oz)
Lemon peel 1

To garnish
Icing sugar 100 g (1 cup)
Sour cherries in syrup or candied cherries

Prepare the paste for the zeppole:
Bring water with a pinch of salt and the butter to the boil (picture 1), the butter should be completely melted before the water reaches the boil. As soon as it comes to the boil,lower the heat and add all at once the flour stirring vigorously, you will get a thick and sticky mixture, keep stirring until it sizzle and comes off from the sides of the stewpan (picture 2). Lay out the mixture on a plate or a marble table and leave it to cool (picture 3), then mix the eggs one at a time (picture 4-5) and in the end add the liqueur (picture 6). Cover a baking tray with baking paper, pour the mixture into a pastry bag with star shaped nozzle, and make, at a distance, many disks of paste with a diameter of 6 cm (2.5 inches), with a whirl motion, superimposing a ring of paste only on the outside as to form a small bowl (picture 7). Bake in preheat oven at 190° C (375° F) for 20 min. To be sure of the perfect cooking, open a zeppola, only if the inside is empty and dry (picture 9) the cooking is completed (picture 8). Leave them to cool before filling, you should let them stand overnight.
Prepare the custard: mix the sugar with the flour, whisk the egg yolk and stirring constantly with a wooden spoon, add spoonfuls of sugar and flour mixture, if it becomes too stiff, add a dash of warm milk before continuing.
 When you have worked in all the sugar and flour mixture, add the remaining milk and pour everything into a cooker, add the lemon peel and bring it to the boil over low heat constantly stirring with a wooden spoon, make it simmer for a few minutes then turn off the heat and remove the lemon peel otherwise the cream will have a bitter taste. Let it cool down stirring from time to time to avoid the forming of a crust on the surface.
Take the zeppole (doughnuts), and with a knife, make a snick in the side (picture 9), then fill by putting in each two teaspoons of custard (picture 10).
When you have filled all the zeppole, prepare the glaze: Put the icing sugar in a bowl and add 2 tablespoons of water. Stir and check if you need to add more water, the right texture is almost creamy and non-liquid. Using a pastry brush, spread the glaze over the zeppole surface, making a ring (picture 11), put a bit of cream in a pastry bag, and make cream tufts in the middle (picture 12), finally put a sour cherry on every cream tuft.
Bon appetit!

Zeppole di San Giuseppe fritte


Ingredienti:

Impasto per 15 zeppole
250 ml di acqua
70 gr di burro
150 gr di farina
3 uova
50 gr di zucchero
un pizzico di sale
1 cucchiaio di liquore strega o limoncello o grappa
Abbondante Olio Per friggere

Per la crema
500 ml di latte
2 tuorli
250 gr di zucchero
70 gr di farina
1 buccia di limone

Per guarnire
zucchero a velo
Amarene sciroppate oppure ciliege candite
Preparate l'impasto delle zeppole:
Portate a bollore l’acqua con un pizzico di sale e il burro (foto 1) che deve sciogliersi completamente prima che l’acqua raggiunga il bollore. Appena raggiunta l’ebollizione, incorporate la farina tutta in una volta  dopo aver abbassato la fiamma e, mescolando energicamente, otterrete un composto denso e colloso; continuate a mescolare finchè la “polentina” si stacca dalle pareti della casseruola con un leggero sfrigolio (foto 2), come se friggesse. Togliete la pentola dal fuoco, aggiungete lo zucchero e continuate a mescolare per amalgamare il tutto. Allargate l’impasto su un piatto o un tavolo di marmo per farlo raffreddare (foto 3)dopodichè aggiungete le uova, uno alla volta (foto 4), facendole  amalgamare perfettamente (foto 5) e il liquore (foto 7). Ritagliate dei riquadri di carta da forno, mettete il composto in una sacca da pasticcere con bocchetta a stella e formate su ogni riquadro di carta un dischetto di pasta del diametro di 6 cm con un movimento a spirale, sovrapponendo un anello di pasta solo sul lato esterno come per formare una scodellina (foto 7).
In una padella antiaderente portate a temperatura abbondante olio per friggere. Quando l’olio è bollente mettete un paio di zeppole per volta immergendole  con tutta la carta da forno (foto 8) che verrà eliminata, con l'uso di una pinza da cucina, appena le zeppole si staccheranno (foto 9). Rigirate le zeppole più volte nell’olio caldo fino alla completa doratura (foto 10), quindi sgocciolatele con una schiumarola e mettetele su più fogli di carta assorbente da cucina per far scolare l'olio in eccesso (foto 11). Una volta fritte tutte le zeppole fatele raffreddare.
Nel frattempo preparate la crema: mischiate lo zucchero con la farina, sbattete leggermente i tuorli e sempre mescolando con un cucchiaio di legno aggiungete a cucchiaiate il miscuglio di zucchero e farina, se diventa troppo duro aggiungete un goccio di latte tiepido prima di continuare.
Quando avrete incorporato tutto lo zucchero aggiungete il restante latte, trasferite il tutto in una pentola, aggiungete la buccia di limone e portate ad ebollizione a fiamma dolce sempre mescolando, fate sobbollire per qualche minuto spegnete e togliete la scorza del limone altrimenti la crema prenderà un sapore amaro. Lasciatela raffreddare girandola di tanto in tanto per non far formare la crosticina in superfice.
Mettete la crema pasticcera in una sac a poche e formate dei ciuffetti al centro delle zeppole (foto 12), aggiungete un’amarena sciroppata sulla sommità, o una ciliegia candita e spolverizzate con zucchero a velo.
Buon appetito!

St. Joseph Zeppole (doughnuts)

Ingredients:

For 15 Zeppole (doughnuts)
Water 250 ml (8 and 1/2 fl oz)
Butter 70 g (2.5 oz)
Flour 150 g (1/3 pound)
Eggs 3
Sugar 50 g (1/4 cup)
a pinch of salt
Strega liqueur 1 tablespoon (or limoncello or grappa)
Abundant frying oil

For the custard
Milk 500 ml (17 fl oz)
Egg yolks 2
Sugar 250 g (1 and 1/4 cup)
Flour 70 g (2.5 oz)
Lemon peel 1

To garnish
Icing sugar
Sour cherries in syrup or candied cherries
Prepare the zeppole:
Bring water with a pinch of salt and the butter to the boil (picture 1), the butter should be completely melted before the water reaches the boil. As soon as it comes to the boil,lower the heat and add all at once the flour stirring vigorously, you will get a thick and sticky mixture, keep stirring until it sizzle and comes off from the sides of the stewpan (picture 2). Remove from heat, add the sugar and keep stirring to mix it well. Lay out the mixture on a plate or a marble table and leave it to cool (picture 3), then mix the eggs one at a time (picture 4-5) and in the end add the liqueur (picture 6). Cut out squares of baking paper, pour the mixture into a pastry bag with star shaped nozzle and form on each square of paper a disk of paste with a diameter of 6 cm (2.5 inches), with a whirl motion, superimposing a ring of paste only on the outside as to form a small bowl (picture 7).
In a frying pan, bring plenty of oil to frying point. When the oil is hot, deep-fry a couple of zeppole at a time, by dipping the whole baking paper (picture 8) that will be eliminated, just as the zeppola comes off with the use of a kitchen pincer (picture 9). Toss several times the zeppole in hot oil until completely golden (picture 10), then drain them with a perforated spoon and place them on multiple sheets of kitchen paper to drain the excess oil (picture 11). Once you have fried them all, let them cool.
Meanwhile prepare the custard: mix the sugar with the flour, whisk the egg yolk and stirring constantly with a wooden spoon, add spoonfuls of sugar and flour mixture, if it becomes too stiff, add a dash of warm milk before continuing.
 When you have worked in all the sugar and flour mixture, add the remaining milk and pour everything into a cooker, add the lemon peel and bring it to the boil over low heat constantly stirring with a wooden spoon, make it simmer for a few minutes then turn off the heat and remove the lemon peel otherwise the cream will have a bitter taste. Let it cool down stirring from time to time to avoid the forming of a crust on the surface.
 Put the custard in a pastry bag and make tufts of cream at the center of the zeppola (picture 12), add a sour cherry in syrup or a candied cherry on top and sprinkle with icing sugar.
Bon appetit!

Thursday, March 17, 2011

Pizza Margherita


Oggi che in Italia si festeggia il 150° anniversario dell'unità d'Italia (1861 - 2011), non potevo non postare la pizza, il simbolo dell'arte culinaria italiana. La pizza è un alimento sano e completo, fatta con ingredienti semplici: farina, olio, sale e lievito. Di recente hanno cercato di portarcela via ma non ci sono riusciti perchè la verità è che fin dalle sue antichissime origini la pizza è sempre stata un prodotto made in Italy. Alcuni studiosi suppongono che era già presente nella cucina etrusca, ovviamente con ingredienti e forme diverse. La pizza che conosciamo oggi è quella che deriva dalla focaccia che era molto diffusa in epoca romana. A quei tempi era uso cucinare focacce di farro, un tipico frumento molto usato dai romani, infatti, si pensa che la parola farina derivi da farro mentre la parola pizza derivi da pinsa, participio passato del verbo pinsère che significa schiacciare, macinare, pestare. In alcune opere di Virgilio si narra di alcuni contadini che usavano macinare chicchi di frumento, setacciare la farina ottenuta, impastarla con erbe aromatiche e sale, schiacciarla per renderla sottile e darle la forma rotonda per poi cuocerla al calore delle ceneri del focolare. Successivamente alla caduta dell'impero romano, non si hanno particolari notizie circa l'evoluzione della preparazione della pizza.
Le prime testimonianze sono relative al 1500 quando nel meridione si ha la necessità di rendere più saporita la schiacciata di pasta, che all'inizio era condita con strutto, aglio e sale per poi essere arricchita con erbe aromatiche e intingoli di pesce. Soltanto dopo la seconda metà del 1700 a Napoli si incomincia a condire la pizza con la mozzarella di bufala e il pomodoro: la prima fu opera dei longobardi, che in seguito alla caduta dell’impero romano, portarono con sé la bufala che una volta ambientatasi tra il Lazio e la Campania, avrebbe fornito il latte per la fabbricazione della mozzarella;
Il secondo fu importato dal Perù, dopo che venne scoperta l'America, e fu dapprima usato in cucina come salsa cotta con un po' di sale e basilico e solo più tardi, a qualcuno venne l'idea di metterlo sulla pizza.
Iniziò così l'era della pizza moderna a Napoli e nel 1889, in occasione della visita alla reggia di Capodimonte dei sovrani dell'epoca, re Umberto I e la sua consorte la regina Margherita, fu inventata la pizza Margherita. Infatti, si racconta  che il miglior pizzaiolo dell’epoca, Raffaele Esposito, realizzò per i sovrani d’Italia tre pizze: la pizza alla mastunicola (strutto, formaggio, basilico), la pizza alla marinara (pomodoro, aglio, olio, origano) e la pizza pomodoro e mozzarella (pomodoro, olio, mozzarella, basilico), quest'ultima creata pensando ai colori della bandiera italiana. La regina apprezzò tantissimo quest'ultima e Don Raffaele, il pizzaiolo, colse al volo questa occasione e chiamò questa pizza "alla Margherita". Per diversi anni la pizza è stato un alimento prettamente meridionale, poi alla fine della seconda guerra mondiale con il fenomeno dell'emigrazione la pizza viene conosciuta al Nord del paese ed all'estero, diventando un fenomeno mondiale. Oggi la pizza viene consumata in ogni paese del mondo, è amata dai grandi e dai piccini, è presente nei menù dei migliori ristoranti e tutti, almeno una volta, amano prepararsela a casa. Io la preparo così:


Ingredienti per 5 pizze (del diametro di 30 cm)

Per la pasta
600 ml di acqua
1 kg di farina
25 g di lievito fresco (7 di quello secco)
4 cucchiaini di sale marino
5 cucchiai di olio d'oliva
3 cucchiaini di zucchero

Per condire
Passata di pomodoro 600 ml
basilico q.b.
mozzarella 500 gr
olio d'oliva q.b.
Preparate l'impasto: prendete un contenitore sufficientemente capiente nel quale disporrete metà della farina setacciata. Riscaldate e dividete l'acqua in due recipienti dove scioglierete in uno il sale e nell'altro il lievito e lo zucchero. Versate l'acqua con il lievito e lo zucchero nel contenitore della farina e mescolate fino a quando non sarà diventato consistente e mettetelo da parte. Mettete l'altra metà della farina in un recipiente ed aggiungete la restante acqua con il sale ed impastate fino a quando anche questa diventa consistente (foto 1). Unite i due impasti, aggiungete l'olio (foto 2) ed amalgamateli bene fino a che l'impasto risulterà liscio, vellutato e giustamente umido (foto 3). Evitate sempre di mettere a stretto contatto il sale ed il lievito perché il primo impedisce al secondo di svolgere la sua funzione. Tagliate la pasta e formate dei panetti della grandezza desiderata, secondo lo spessore della pizza che si vuol avere dopo la cottura.
Metteteli su di una teglia ben distaziati (foto 4), calcolando che il loro volume si dovrà raddoppiare (foto 5), e fate lievitare in luogo asciutto e lontano da correnti a temperatura costante, circa 25°C. Trascorso il tempo di lievitazione prendete il panetto e stendetelo in una teglia unta di olio con la
pressione delle dita fino ad ottenere uno strato omogeneo che arrivi ai lati del recipiente (foto 6). Spalmate sulla pasta il pomodoro, aggiungete il sale ed un filo d'olio (foto 7), lasciatela riposare per una mezz'oretta prima di procedere alla cottura. Accendete il forno ad una temperatura di 250°C e fatelo riscaldare prima di infornare la pizza.(Vi consiglio di mettere nel forno un pentolino con dell'acqua per mantenerlo umido e quindi evitare cha la pasta diventi troppo secca.) La cottura deve avvenire in due tempi diversi: cuocete prima solo la pasta con sopra il pomodoro e poi, quasi a fine cottura aggiungete la mozzarella e le foglie di basilico (foto 8 - 9).
Buon Appetito!

Pizza Margherita


In Italy today we are celebrating the 150th anniversary of the Italian Unification (1861 - 2011), and all I could do was post pizza, the symbol of Italian culinary art. Pizza is an healthy and complete food, it is made with simple ingredients: flour, oil, salt and yeast. They recently tried to take its patent away from us but they did not succeed because the truth is that pizza has been a made in Italy product since its ancient origins. Some experts assume that it was already listed in Etrurian's cuisine, with different ingredients and forms obviously. Pizza that is known today is the one that derives from the bun which was very common in Roman times. In those days, it was customary to cook farro buns, a typical wheat widely used by the Romans, in fact, it is believed that the word flour comes from farro, while the word pizza comes from "pinsa", which is the past participle of the verb "pinsère" which means "to mash", "to grind", "to crush". In some of Virgil (the poet who wrote "Eneide") works, is told the story of some farmers who used to grind wheat grains, sift the obtained flour, mix it with aromatic herbs and salt, crush to make it thinner, make a round shape and then bake it in the hearth's ashes heat. After the Roman Emperor downfall, there is no specific news about the making of pizza development.
The first reports are referred to 1500, when in the South there was the need to make the flat large cake of dough more tasty, it was, initially, dressed with lard, garlic and salt and then was enriched with aromatic herbs and fish gravy. Only after the second half of 1700, Neapolitans began to dress the pizza with buffalo mozzarella and tomatoes: the first was the work of the Lombards, who after the Roman Emperor fall, brought with them the cow buffalo which, once settled between Lazio and Campania, provided the milk for making mozzarella;
The second was imported from Peru, after the discovery of America, and was at first used as a sauce cooked with a little salt and basil leaves then, later someone got the idea to put it on the pizza.
So began, in Naples, the modern pizza era, and in 1889 the "pizza Margherita was invented, on the occasion of a visit to Capodimonte Palace of King Umberto I and his spouse Queen Margherita. In fact, it is said that the best pizza maker of the day, Raffaele Esposito, created for the Italian Rulers three types of pizza: the "pizza mastunicola" (lard, cheese, basil leaves), the "pizza marinara" (tomatoes, garlic, olive oil, oregano) and "tomato and mozzarella pizza" (tomatoes, olive oil, mozzarella, basil leaves), the last one was created thinking of the Italian flag colours. The latter was greatly appreciated by the Queen, and Don Rafael, the pizza maker, seized the opportunity to name this pizza after Queen Margherita. For several years, pizza was a purely Southern food, then, at the end of World War II and with the phenomenon of emigration, pizza is known in northern Italy and abroad, becoming a worldwide phenomenon. Today, the pizza can be eaten in every country of the world, young and old loves it, every restaurant serves it and everyone, at least once, love to make it at home. I prepare it in the following way:


Ingredients for 5 pizzas (30 cm (12 inches)  in diameter)

For the dough
Water 600 ml (18 fl oz)
Flour 1 kg (2 and 1/4 pounds)
Fresh yeast 25 g (1 oz)( active dry yeast 7 g (1 tsp))
Salt 4 tsp
Olive oil 5 tbsp
Sugar 3 tsp 

To season
Tomatoes puree 600 ml (20 fl oz)
basil leaves to taste
Mozzarella 500 g (18 oz)
olive oil to taste
Prepare the dough: Take a large mixing bowl and put in it half of the flour. Heat and divide the water in two different containers and dissolve in one the sugar and the yeast, and in the other the salt. Pour the water with the yeast and the sugar in the mixing bowl with the flour and knead until it will become firm and put to one side. Put the other half of the flour into a mixing bowl and add the water with the salt, knead until it becomes firm too (picture 1). Put the two mixtures in a mixing bowl, add the olive oil (picture 2) and knead them well until the mixture is smooth, velvety and evenly damp (picture 3). Always avoid to keep the salt close to the yeast because the former prevents the latter to perform its function. Cut the dough into balls of the desired size, according to the thickness of pizza that you want to get after cooking.
Place them on a baking sheet at a distance (picture 4) to allow their volume to double (picture 5), let leaven in a dry place away from draughts and at a constant temperature, about 25° C (75° F). After leavening time, take one ball of dough and roll it out in an oiled baking tray by pressing with the fingers to obtain a homogenous layer that reaches the sides of the container (picture 6). Spread the pureed tomatoes, add salt, a drizzle of olive oil (picture 7) and let it rest for half an hour before cooking. Preheat the oven to a temperature of 250° C (480° F) before baking the pizza. (I recommend you to put in the oven a pan with water to keep it moist and prevent the dough from becoming too dry.) Cooking must be done in two different times: first just cook the pasta with tomatoes puree, salt and olive oil and then, when its almost cooked, add the mozzarella and basil leaves (picture 8 - 9).
Bon Appetit!

Monday, March 14, 2011

Risotto con fagioli e verza

Il risotto è un primo piatto tipico della cucina italiana, molto diffuso in tutto il paese anche se più consumato al nord. Parrebbe però che i primi italiani a consumare riso siano stati i napoletani. Non che l'abbiano scoperto loro, il riso fu portato a Napoli dagli Aragonesi (Spagnoli) nel XIV secolo. I napoletani iniziarono a consumarlo come piatto unico, anche se, non fu mai tanto unico quanto la pasta. Poi il riso emigrò al Nord, dove era già conosciuto come farmaco e come ingrediente per fare dolci, e fu molto apprezzato. Questo fu favorito anche dal fatto che al nord vi era abbondanza d'acqua, indispensabile per la buona crescita del riso. Fu così che il riso, e l'arte del fare il risotto, si affermò nel nord Italia, prevalentemente nelle regioni della Lombardia, Veneto e Piemonte.
In conclusione, anche se i napoletani non hanno l'abitudine di mangiare il riso, tantomeno di preparare risotti, e considerando che il riso è l'alimento base per preparare un buon risotto, potremmo asserire che i napoletani abbiano contribuito all'invenzione del risotto.
D'altro canto, però, la prerogativa del risotto è che tutti gli ingredienti debbano essere cotti assieme al riso (la cosidetta cottura a risotto), per cui non si possono, ne si devono, definire risotti tutti quei piatti di riso in cui il condimento viene aggiunto, come per la pasta, a cottura ultimata.
In Italia ci sono svariate versioni di risotto e quella che vi propongo oggi è quella con fagioli e verza.


Ingredienti per 4 persone:

360 gr di riso
160 gr di salsiccia
160 gr di fagioli borlotti in scatola
una cipolla
9 grosse foglie di verza
uno spicchio d'aglio
mezzo bicchiere di vino bianco
700 ml di acqua (o brodo)
20 gr di burro
4 cucchiai di grana (o parmigiano) grattugiato
3 cucchiai di olio di oliva
sale q.b.
pepe
Lavate le foglie di verza, tagliatene 5 a listarelle e tenete da parte le altre. Sciacquate i fagioli sotto l'acqua corrente, fateli insaporire con l'olio e lo spicchio d'aglio sbucciato (foto 1) e teneteli da parte. Portate ad ebollizione 700 ml di acqua e salatela.(Io per avere un risotto più leggero uso l'acqua salata, se volete preparare il risotto secondo tradizione potete usare il brodo di carne o anche quello di dado).
Tritate la cipolla e fatela appassire con 2 cucchiai di olio (foto 2), aggiungete la salsiccia privata della pelle e spezzettata, e fate rosolare (foto 3). Aggiungete il riso e lasciatelo tostare per un paio di minuti. Bagnate con il vino bianco e fate evaporare a fiamma viva mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno. Bagnate con due mestoli di acqua bollente, abbasate la fiamma ed aggiungete le foglie di verza tagliate a listarelle (foto 4). Proseguite la cottura mescolando e versando altra acqua man mano che il riso assorbe quella precedente (foto 5). A metà cottura aggiungete i fagioli, dopo aver eliminato lo spicchio d'aglio (foto 6).
Togliete il risotto dal fuoco, aggiungete il burro, il grana grattugiato e mescolate per amalgamarlo bene. Lasciate riposare per qualche minuto, cospargetelo con il pepe e servitelo sulle rimanenti foglie di verza.
Buon appetito!

Risotto with pinto beans and savoy cabbage

Risotto is a typical dish of the Italian cuisine, it is prevalent throughout the country although it is most eated in the north. However it would seem that Neapolitans people were the first Italians to eat rice. Not that they have discovered it, the Aragons (Spanish people) brought the rice to Naples in the fourteenth century and Neapolitans people began to eat rice as a "unique" dish, though, it was never as unique as the pasta. Then the rice arrived in Northern Italy, where it was already known as a medicine and was used as a basis for desserts, and there it was highly appreciated. This was, also, due to the fact that there was plenty of water which was essential for the proper growth of rice. So it was that the rice, and the art of making risotto, emerged in northern Italy, mainly in the regions of Lombardy, Veneto and Piedmont.
Last of all, even if eating rice, even less to prepare risotto, is not a Neapolitans people habit and considering that rice is used as the basis of a good risotto, we could say that Neapolitans have contributed to the invention of risotto.
But then, we'll have to say that the prerogative of risotto is that all ingredients should be cooked along with the rice (the so-called risotto cooking), so all rice dishes in which the seasoning is added when cooked, as for the pasta, must not be defined a risotto.
In Italy there are several versions of risotto and today I propose you the one with beans and savoy cabbage.


Ingredients for 4 persons:

Rice 360 g (13 oz)
Sausage 160 g (5.7 oz)
Pinto beans 160 g, canned (5.7 oz)
Onion 1
Savoy cabbage leaves 9 large
a clove of garlic
White wine 1/4 cup
Water (or broth) 700 ml (3 cups)
Butter 20 g (1 oz)
Grated Grana (or Parmesan) cheese 4 tablespoons
Olive oil 3 tablespoons
Salt to taste
Pepper to taste
Wash the savoy cabbage leaves, cut 5 of them into strips and keep the others aside. Rinse, under running water, the beans and let them season in a pan with olive oil and the garlic (picture 1) and keep them aside. Bring to the boil 700 ml of water and add salt to it. (I use salted water to have a lighter risotto, if you want to prepare it traditionally, you can use meat broth or a stock-cube).
Chop the onion and sauté with 2 tablespoons of olive oil (picture 2), add the skinned and chopped sausages, and let it brown (picture 3). Add the rice and let it toast for a couple of minutes. Sprinkle with white wine and let evaporate over high flame, stirring occasionally with a wooden spoon.  Add two dippers of boiling water, lower the flame and then add the cabbage cutted into strips(picture 4). Continue cooking by stirring and pouring more water as the rice absorbs the previous one (picture 5). When half cooked add the beans, after having eliminated the clove of garlic (picture 6).
Remove the risotto from the heat, add the butter, the parmesan cheese and mix. Let stand for a few minutes, sprinkle with pepper and serve on the remaining cabbage leaves.
Bon appetite!

Thursday, March 10, 2011

Bastoncini di merluzzo

Questo post lo dedico a tutte le mamme che come me faticano tanto per far mangiare pesce ai loro pargoletti. Appena pronunciate la parola "pesce" vostro figlio scappa via e quando finalmente lo beccate ha le labbra sigillate con il superattack?...
Si?...
 Allora avete il mio stesso problema!
 Le ho provate tutte: la sogliolina in umido, oppure schiacciata con le verdurine, con il sugo ma lui niente, non ne voleva sapere. Il pediatra che continuava a ripetermi: "il pesce è fondamentale nella dieta dei bambini è ricco di proteine, di vitamine, sali minerali, omega3 ecc.!". Allora ho continuato ad insistere fino al giorno in cui, finalmente, ha mangiato i bastoncini di merluzzo, quelli impanati che si trovano nella grande distribuzione per intenderci.
 E vai!
Poi un giorno, sfogliando il mensile "Ok Salute", mi sono imbattuta in un articolo che parlava proprio di questo argomento, con i consigli per cucinare il pesce a misura di bambini, tra cui i bastoncini. Si possono tranquillamente preparare a casa.
Da allora li preparo così (non solo per mio figlio ma anche per noi):


Ingredienti per 4 persone:

400 gr di filetto di merluzzo (fresco o surgelato)
1 uovo
Sale q.b.
Prezzemolo q.b.
Farina q.b.
Pane grattugiato q.b.
Succo di un limone
Olio di oliva q.b.
Tagliate il filetto di pesce e spruzzatelo con il succo di limone (io ho usato quello surgelato per cui l'ho semplicemente tagliato a metà per il lungo, se adoperate quello fresco tagliatelo in modo che la fetta sia spessa almeno 1 cm). Con l'uso di una forchetta sbattete l'uovo con il sale ed il prezzemolo tritato. Mettete in un piatto la farina ed in un altro il pangrattato. Poi procedete passando il filetto di merluzzo prima nel piatto con la farina (foto 1), poi nell'uovo, nel pangrattato ed adagiatelo su di una teglia ricoperta con carta da forno (foto 2). Completate con un filo d'olio di oliva (foto 3) ed infornate a 200° C per 20 minuti. Servite, se preferite, con altro limone.
Buon appetito!

Codfish Sticks

This post is dedicated to all mothers, that just like me, are struggling to get their little children to eat fish. As soon as you pronounce the word "fish" your son runs away and when you finally got him, his lips are sealed with superattack (Italian strong glue)? ...
Yes ...?
 Then you have got my same problem! I've tried everything: stewed or mashed with the vegetables sole, with the sauce but he won't listen, he didn't want to hear of it. The pediatrician kept telling me: "the fish is crucial in children's diets, it is rich in protein, vitamins, minerals, omega 3 etc...".
 So I continued to insist until the day he finally ate codfish sticks, in other words, the breaded ones that can be found in supermarkets.
Hurray!
 Then one day, while I was flipping through the magazine "Ok Salute" (Health Ok), I came across an article talking about this topic, they suggested children-oriented way to cook fish, including the codfish sticks. It can be easily prepared at home.
Since then I prepare them in the following way (not only for my son, also for us):


Ingredients for 4 persons:

Codfish steak (fresh or frozen) 400 g (14 oz)
1 egg
Salt to taste
Parsley to taste
Flour to taste
Breadcrumbs to taste
1 Lemon Juice
Olive oil to taste
Cut the fish steaks and sprinkle with lemon juice (I used the frozen ones so I simply cut in half lengthwise, if you are using the fresh ones cut in order to have a 1 cm thick slices). Beat the egg with salt and chopped parsley by using a fork. Put the flour in a dish and the breadcrumbs in another. Then flour the codfish steaks at first (picture 1), pass them in the egg, then roll in the breadcrumbs and in the end arrange them on a baking tray covered with baking paper (picture 2). Finish with a drizzle of olive oil (picturee 3) and bake at 200 °C (400°F) for 20 minutes. Serve, if desired, with other lemon.
Bon appetit!

Tuesday, March 8, 2011

Mimosa Cake

On the occasion of International Women's Day on March 8, in Italy we are used to prepare this "mimosa" cake. The origin of this celebration dates back to 1908, when a group of New York textile female workers went on strike as a form of protest against the terrible conditions in which they were forced to work.
Strike continued for several days but it was on March 8 that the factory owner blocked the doors preventing female workers coming out. 129 women workers were mortally wounded in an arson, including some Italian women, who were simply trying to improve their quality of work. Therefore, March 8th is the International Women's Day in memory of that tragic day, in Italy this celebration is new as it's celebrated only after the postwar period. As a matter of fact, during the preparation of the first Women's Day in 1946, the feminists of the "Italian Women Association" chose the mimosa flower as the symbol of Women's Day, they wanted to give a floral touch to this event and chose the mimosa since it blooms during the first days of March, also it was easily available and because its intense yellow colour was a vitality symbol.
Probably mimosa cake was also created in that period because it is a cake covered with sponge cake pieces, resembling the mimosa flowers. There are several bakers who claim its authorship, however, it would seem that the mimosa cake' creator is a Roman female pastry chef, who invented this cake trying to reproduce the mimosa flower with the crumbled sponge cake sprinkled over the cake surface.
Since that day it is customary in Italy, that on Women's Day men give mimosa bouquets to women.
For this celebration I prepared my Mimosa Cake and would love to share it with all of you...


Ingredients:

For the sponge cake
Flour 150 g (1/3 pound)
Sugar 150 g (1/3 pound)
4 eggs
a pinch of salt
1 Vanillin sachet
1 Lemon peel 
A teaspoon of baking powder

To sprinkle the sponge cake 
Water 150 ml (5 fl oz)
Sugar 65 g (1/3 cup)
1/2 liqueur glass of Strega liqueur (or other preferred liqueur such as Cointreau, limoncello etc.)
1 Lemon peel 

For the custard
2 egg yolks
Milk 500 ml (17 fl oz)
Sugar 200 g (7 oz)
Flour 70 g (2.5 oz)
1 Lemon peel
Whipping cream 300 ml (10 fl oz)

To complete and filling
a can of pineapple in syrup (optional)
Icing sugar to taste

Prepare the sponge cake: Beat the eggs with the sugar (picture 1), add a pinch of salt, the grated lemon rind (picture 2) and gradually the sifted flour, at last add the baking powder (picture 3). Pour the mixture into a 26 cm (10-inch) in diameter pie dish greased with butter and floured (picture 4), bake it in preheated oven at 160° C (325° F) for about 30 minutes (picture 5). Once cooked, take it out of the oven and leave it to cool (picture 6).
Prepare the custard: mix the sugar with the flour, whisk the egg yolk and stirring constantly with a wooden spoon, add spoonfuls of sugar and flour mixture, if it becomes too stiff, add a dash of warm milk before continuing (picture 7).
 When you have worked in all the sugar and flour mixture, add the remaining milk, add the lemon peel and bring it to the boil over medium heat constantly stirring with a wooden spoon (picture 8), make it simmer for a few minutes then turn off the heat and remove the lemon peel otherwise the cream will have a bitter taste. Let it cool down stirring from time to time to avoid the forming of a crust on the surface. Whip the whipping cream until stiff and stirring from the bottom to the top with a wooden spoon, mix the custard in the whipped cream (picture 11). If you prefer mix in the pineapple cut into small pieces.
Prepare the liqueur syrup: Put the water, the sugar and the lemon rind in a small saucepan and put in on the burner, stir and bring it to the boil (picture 10), remove from heat and add the chosen liqueur. Leave it to cool. (If you chose to add the pineapples, you can also sprinkle the sponge cake with pineapples syrup).
Cut the sponge cake top, then gently remove the inner crumbs forming a pit in the lower part, keep the crumbs aside (picture 9), sprinkle the sponge cake with the previously prepared liqueur syrup (picture 12). Fill the lower part of the sponge cake with part of the cream, even it out (picture 13), put the top and spread the cake with the remaining cream (picture 14 and 15). Sprinkle the cake surface with the crumbled soft part. Put the cake in the refrigerator and sprinkle with icing sugar before serving.
Bon appetit!